Cedolare Secca vs IRPEF
Confronto tra cedolare secca (21%, 10% concordato, 26% locazioni brevi oltre il primo immobile) e IRPEF ordinaria con addizionali, imposta di registro e bollo. Indica l'opzione più conveniente.
Confronto tra cedolare secca (21%, 10% concordato, 26% locazioni brevi oltre il primo immobile) e IRPEF ordinaria con addizionali, imposta di registro e bollo. Indica l'opzione più conveniente.
La cedolare secca (art. 3 D.Lgs. 23/2011) è un'imposta sostitutiva sul reddito da locazione di immobili abitativi: 21% per i contratti liberi, 10% per i contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa, 21% per la prima locazione breve e 26% dalla seconda alla quarta. Sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e bollo; in cambio il locatore rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone per tutta la durata dell'opzione.
Con la tassazione ordinaria il canone concorre al reddito complessivo al 95% (deduzione forfettaria del 5%); per i contratti a canone concordato l'imponibile è ulteriormente ridotto del 30%. Si pagano inoltre l'imposta di registro (2% del canone annuo, minimo 67 €, ridotta del 30% per i concordati nei comuni ad alta tensione) e il bollo, di norma divisi a metà con il conduttore.
La convenienza dipende dall'aliquota marginale del locatore: con il 23% la cedolare al 21% conviene di poco; con il 33% o il 43% conviene nettamente; con il concordato al 10% conviene quasi sempre.
La cedolare secca è un'imposta sostitutiva che il locatore persona fisica può scegliere per le locazioni di immobili abitativi (e relative pertinenze) a inquilini che non agiscono nell'esercizio di impresa: 21% sul canone annuo per i contratti liberi, 10% per i contratti a canone concordato nei comuni ad alta tensione abitativa e in quelli colpiti da calamità, 21% per la prima locazione breve e 26% dalla seconda alla quarta. Sostituisce IRPEF, addizionali, imposta di registro e bollo sul contratto; l'opzione si esercita in sede di registrazione o nelle annualità successive, comunicandola all'inquilino, e comporta la rinuncia all'aggiornamento ISTAT del canone.
Senza opzione il canone concorre al reddito complessivo per il 95% (deduzione forfettaria del 5%) ed è tassato con l'aliquota marginale IRPEF (23%, 33% o 43%) più le addizionali regionale e comunale; per i contratti a canone concordato l'imponibile è ridotto di un ulteriore 30%. Si aggiungono l'imposta di registro (2% del canone annuo, minimo 67 €, di norma a metà con l'inquilino) e il bollo. Il calcolatore somma tutte queste voci e le confronta con la cedolare.
Con aliquota marginale al 23% la cedolare al 21% conviene di poco ma diventa più vantaggiosa considerando registro e bollo; al 33% e al 43% il risparmio è netto. La cedolare al 10% sul concordato conviene quasi sempre, anche se l'IRPEF ordinaria gode della riduzione del 30%. Vanno pesati anche altri effetti: il reddito da cedolare non consente di dedurre oneri o detrazioni (che si perderebbero se non ci sono altri redditi), rileva comunque per ISEE e per le soglie di reddito delle detrazioni, e blocca il canone per tutta la durata dell'opzione. Il canone si può comunque aggiornare al rinnovo o alla nuova stipula.
Canone 800 € al mese (9.600 € l'anno), contratto libero 4+4, locatore con aliquota marginale 33% e addizionali 2,3%. Cedolare secca: 2.016,00 €. Tassazione ordinaria: IRPEF 3.009,60 € su 9.120,00 € più addizionali 209,76 €, registro 96,00 € e bollo 16,00 € a carico del locatore: 3.331,36 €. Con la cedolare si risparmiano 1.315,36 € l'anno.
Cedolare = Canone × 21% (libero, breve 1° immobile) · 10% (concordato) · 26% (breve dal 2° al 4°)
IRPEF: Base = Canone × 95% (× 70% se concordato)
IRPEF = Base × aliquota marginale
Addizionali = Base × (regionale + comunale)
Registro = max(67; Canone × 2%) × quota locatore (base −30% se concordato)
Bollo = 16 € per copia × quota locatore
Totale ordinario = IRPEF + Addizionali + Registro + Bollo
Risparmio = Totale ordinario − Cedolare