Il forfettario conviene quando i costi reali dell'attività sono inferiori alla quota forfettaria riconosciuta dal coefficiente (22% dei ricavi per i professionisti, 60% per il commercio) e quando l'aliquota IRPEF marginale che si applicherebbe nell'ordinario è alta. Il regime ordinario (contabilità semplificata) conviene invece con costi elevati, con molte detrazioni personali (mutuo, familiari, ristrutturazioni) che nel forfettario non si possono sfruttare, o quando si lavora con clienti privati e l'IVA non è un problema.
Il calcolatore confronta il netto annuo nei due regimi applicando nell'ordinario l'IRPEF a scaglioni 2026 (23/33/43%), la detrazione per lavoro autonomo (art. 13 c. 5 TUIR) e le addizionali. I contributi previdenziali sono calcolati sul reddito di ciascun regime.
La variabile decisiva: i costi reali
Il forfettario riconosce i costi in modo forfettario (22% dei compensi per un professionista, 60% per un commerciante); il regime ordinario in contabilità semplificata deduce i costi effettivi. La prima domanda è quindi se le spese reali superano la quota forfettaria: se un professionista con 60.000 € di compensi ha 8.000 € di costi (13%), il forfettario gli attribuisce comunque 13.200 € di costi figurativi ed è avvantaggiato; se ne ha 20.000 € (33%), l'ordinario tassa un reddito più basso. Il calcolatore indica i costi di indifferenza, cioè la soglia oltre la quale il forfettario perde il suo vantaggio sul reddito.
La seconda variabile: l'aliquota
A parità di reddito imponibile il forfettario paga il 15% (o il 5%), l'ordinario l'IRPEF progressiva (23% fino a 28.000 €, 33% fino a 50.000 €, 43% oltre) più le addizionali, con la sola detrazione per lavoro autonomo dell'art. 13 c. 5 TUIR (1.265 € fino a 5.500 € di reddito, decrescente fino a 50.000 €). Questo divario compensa costi reali anche molto superiori alla quota forfettaria: è il motivo per cui il forfettario conviene nella grande maggioranza dei casi sotto gli 85.000 €.
Quello che il confronto numerico non vede
Il forfettario non può sfruttare detrazioni e deduzioni personali (mutuo, ristrutturazioni, spese mediche, familiari a carico oltre l'Assegno Unico) se non ha altri redditi IRPEF; non detrae l'IVA sugli acquisti (svantaggio per chi investe molto), ma non la addebita ai clienti privati (vantaggio competitivo per chi lavora con consumatori); ha costi di gestione contabile più bassi; non può assumere oltre 20.000 € di costo del personale né partecipare a società con attività analoga. L'ordinario in contabilità semplificata tassa per cassa e consente il riporto delle perdite. Il confronto va rifatto ogni anno, perché l'uscita e il rientro nel forfettario seguono regole precise.
Esempio pratico
Professionista con 60.000 € di compensi, 8.000 € di costi reali, Gestione Separata, addizionali 2,3%. Forfettario: reddito 46.800,00 €, contributi 12.200,76 €, imposta 5.189,89 €, netto 42.609,35 €. Ordinario: reddito 52.000,00 €, contributi 13.556,40 €, IRPEF netta 9.623,74 €, addizionali 884,20 €, netto 27.935,66 €. Forfettario (+14.673,69 € netti/anno). Costi di indifferenza: 13.200,00 €.